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Olha Vozna - Ucraina

Il programma è stato realizzato in collaborazione con il Ministero dell'Interno - Dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione

e con il cofinanziamento del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione 2014-2020



Tunisia

Cultura e scuola

La Tunisia forma, geograficamente ma anche storicamente, un ponte naturale tra Africa ed Europa. Profondamente permeata dalle civiltà fenicia e romana, ma essenzialmente plasmata dalla penetrazione araba, cui deve lingua, religione e consuetudini di vita, la Tunisia rappresenta nel contesto arabo un elemento piuttosto singolare, ispirato a precisi valori nazionali in nome dei quali persegue, dall'indipendenza in poi, una politica fortemente autonoma.

La cultura islamica dominante non è né rigida né opprimente. Nelle aree rurali la vita quotidiana è dominata dalla famiglia, dalla moschea e dall'hammam, i bagni pubblici che sono centri di incontro soprattutto per gli uomini.

La vita cittadina è sicuramente più ricca, più dinamica e più occidentalizzata.

Le vestigia del passato, testimoni di popoli e culture diverse, sono protetti come patrimonio dell'umanità dall'UNESCO: ad esempio, i resti punici e romani delle città di Cartagine, ormai facente parte della grande Tunisi, o Kerkuane, con la sua necropoli, oppure la medina di Tunisi e di Sousse.

Della civiltà cartaginese restano scarse tracce artistiche, a causa della distruzione totale di Cartagine da parte dei Romani (146 a. C.). Tuttavia le fonti letterarie, le sepolture ipogee, le stele votive, nonché certe sopravvivenze stilistiche in monumenti posteriori, rivelano l'impronta fenicia, con larghi influssi greci in uno stile composito di carattere orientaleggiante. Tipicamente fenici furono i costumi funerari, come mostrano i sarcofagi antropoidi e le maschere funerarie.

Con la conquista romana si ebbe un florido sviluppo della regione settentrionale. Le città romane di nuova fondazione seguirono un regolare piano a scacchiera, mentre quelle sorte intorno a nuclei indigeni si adattarono a tracciati irregolari; caratteristica la sistemazione a terrazze di varie città sorte sui colli per ragioni difensive (Cartagine, Uthina). La Tunisia è assai ricca di porte monumentali e di archi. Oltre ai teatri e agli odeon di Cartagine e di Dougga, si contano 25 anfiteatri tra cui quello grandioso di Thysdrus. L'abbondanza di sorgenti termali permise inoltre la costruzione di vaste terme; grandioso anche il sistema di cisterne e acquedotti. Tra i ponti, va ricordato quello di 6 km che congiungeva l'isola di Meninx (Djerba) col continente. Diffusissimo nelle abitazioni il mosaico con rappresentazioni figurate od ornati geometrici, mentre la scultura non offre esemplari notevoli (i migliori sono di importazione, come ha rivelato il materiale della nave naufragata presso Mahdia, ora al Museo del Bardo di Tunisi).

Le chiese cristiane, risalenti al tempo di Giustiniano, sono di tipo basilicale, a tre o cinque navate senza transetto. Notevoli esempi della tecnica costruttiva bizantina si hanno nelle opere di fortificazione (mura di Vaga, fortezza di Limisa).

Il maggior centro della cultura islamica fu Kairouan, che conobbe il massimo splendore sotto gli Aghlabiti, cui si deve la Grande Moschea: copre una superficie di 9.000 m²; all'esterno ha l'aspetto di una fortezza, con mura realizzate in blocchi di pietra di 1,90 m di spessore, rinforzate da contrafforti e torri; comprende una sala di preghiera, un grande cortile lastricato in marmo e un massiccio minareto quadrato a piani arretrati.

Anche nel periodo della dominazione turca furono costruite madrāse, eremi, asili, fontane, nonché notevoli abitazioni private e ville soprattutto a Tunisi, come il palazzo del Bardo.

Anche la letteratura, in un certo senso, ha seguito i cambiamenti storico-culturali: prima mantenendosi nell’alveo della cultura araba, poi, con il colonialismo francese, orientandosi verso la presa di coscienza nazionale e una maggiore attenzione e sensibilità verso la realtà sociale. La tendenza alla denuncia e alla rivendicazione sociale si è andata acuendo nella letteratura dopo l'indipendenza. Negli anni Sessanta si sviluppano anche correnti letterarie formaliste o spregiudicate sia nei contenuti che nello stile, mentre negli anni Settanta e Ottanta cominciano a svilupparsi anche in letteratura i conflitti politico-culturali interni al Paese e al mondo arabo nel suo complesso.

Un notevole contributo ha dato e continua a dare anche il biculturalismo arabo-europeo e soprattutto arabo-francese, una sorta di cultura “transfrontaliera” prodotta sia dagli intellettuali rimasti in Tunisia sia da quelli emigrati (soprattutto in Francia, appunto).

Attivo dal 1921, il cinema produsse sotto il protettorato francese una ventina di lungometraggi, ma soltanto uno realizzato da un tunisino: Occhi di gazzella (1924) del pioniere Samama Shikly. Con l'indipendenza (1956) si diede dapprima impulso a cortometraggi e cinegiornali, cineclub e cineamatori. Negli anni Sessanta la creazione della Satpec, società statale di produzione e distribuzione legata al Ministero della Cultura, favorì uno sviluppo, sia pure parziale, anche nel lungometraggio a soggetto: i registi più noti furono Omar Khlifi, Férid Boughedir e Brahim Babai. Negli anni Settanta, Abdellatif Ben Ammar passò dallo stile intimistico a temi sociali, come quelli del mondo del lavoro e della condizione della donna. Il ruolo “nazionale” svolto dalla Satpec è poi entrato in crisi a beneficio del settore privato, mentre gli studios di Monastir sono stati sempre più spesso affittati agli stranieri, specie americani. Per essersi battuto contro la neocolonizzazione fu a suo tempo incarcerato Tamar Chériaa, il critico tunisino che nel 1966 aveva creato le Journées Cinematographiques de Carthage: un Festival cinematografico che si tiene ogni due anni a Tunisi. Lanciata nel 1966, questa manifestazione, la prima del genere nel mondo arabo, ha l'obiettivo di mettere in evidenza il cinema africano e del mondo arabo, creare ponti di dialogo tra il Nord e il Sud e proporre un incontro tra cineasti e appassionati del cinema di ogni genere.

I cineasti locali, come Naceur Ktari, Ridha Behi, Mahmoud Ben Mahmoud e Abdelhafidh Bouassida, si sono trovati a lavorare in coproduzione e all'estero. Nonostante la produzione nazionale sia scarsa, gli anni Ottanta e i primi anni Novanta hanno visto, oltre al crescente successo delle Journées, anche l'uscita di alcuni film fortunati: L'uomo di cenere (1986) e Bezness (1992) di Nouri Bouzid; Haltawin (1990) di Farid Bourghedir; Le rondini non muoiono a Gerusalemme (1993) di Ridha Behi. Il Nouveau Théâtre, nato nel 1976 per opera di Fadhel Jaïbi e Jalila Baccar, ha dato un impulso notevole alla drammaturgia tunisina e allo stesso cinema: in particolare, la regista Moufida Tlatli è famosa e stimata in tutto il mondo arabo; fra i suoi film più famosi, Les silences du palais (1994), La saison des hommes (2000) e Nadia et Sarra (2004).

Quando la Tunisia ottenne l'indipendenza, il governo pose tra gli impegni prioritari la lotta all'analfabetismo e l'unificazione delle strutture scolastiche; le scuole coraniche furono abolite e assorbite nel sistema delle scuole pubbliche. L'istruzione in ogni grado è gratuita. La spesa pubblica per l’istruzione, nel 2012, era del 6,2 % del PIL. L'obbligo scolastico copre un periodo di 9 anni, dai 6 fino ai 15 anni d'età. L'istruzione primaria comprende 6 anni di studio, quella secondaria è articolata in due cicli, il primo triennale e il secondo quadriennale con indirizzo generale, economico e tecnico. In base a recenti stime, la percentuale di analfabeti è passata dal 62% nel 1975 al 20,3% nel 2011. Il livello di scolarizzazione femminile è di poco inferiore a quello maschile. Le università sono a Tunisi, Monastir, Sfax, Sousse e Manouba. 

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