Il business che ripopola il Sulcis - La Stampa

(...) Nel profondo Sulcis c'è soltanto un'industria che funziona a pieno ritmo: quella militare. Dalle ciminiere dell'Alcoa non esce più fumo, le fabbriche chiudono una dopo l'altra e l'esercito dei cassintegrati comincia a vedere la fine degli ammortizzatori sociali. Nel frattempo, le truppe italiane vengono qui a fare le prove di guerra. A Capo Teulada c'è un gigantesco poligono: una distesa enorme di macchia mediterranea e dune di sabbia, 7200 ettari a disposizione dei militari per le esercitazioni. I 450 chilometri quadrati di mare intorno a questa penisola sono off-limits tutto l'anno: pescare è sempre vietato, passare è consentito solo quando i bombardamenti si interrompono.  I pescatori che non possono lavorare ottengono un risarcimento dal Ministero della Difesa: assegni che variano dai 12 ai 15 mila euro l'anno. "Questo ha scatenato i falsi pescatori - dice Luciano Marica, uno dei più anziani della marineria -. Pur di incassare l'assegno arrivano da ogni parte: dalla Sicilia, dalla Toscana, persino da Ancona. In tanti si comprano una barchetta, la portano qui e il gioco è fatto. Alla fine ci sono più barche che pesci". (...)

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