Giuliano Palma &
the Bluebeaters

Milano, 1987. Un gruppo di musicisti dalle più svariate influenze decide di formare una band e di darsi un nome ispirato alla famosa saga di Ian Fleming. Il nome della band è Casino Royale, quello del suo cantante Giuliano Palma. Ci sono voluti quasi vent’anni di carriera e 7 album in studio per comprendere in pieno l’influenza che i Casino Royale hanno avuto sulla scena indipendente italiana, sia dal punto di vista musicale che da quello stilistico. Se infatti tanti gruppi degli anni 90 hanno provato a scimmiottare i propri miti risultando goffi e didascalici, è stato certamente anche grazie a Giuliano - al suo talento e alla sua anima soul e melodica - se i Casino Royale sono diventati un punto di riferimento per il pubblico e tanti colleghi musicisti.

I loro primi tre album, Soul of Ska (Vox Pop, 1988) Jungle Jubilee (Kono Records, 1990) e Ten Golden Guns (Unicorn, 1990) risentono di una chiara influenza ska e reggae, ma è a partire dai primi anni novanta che si riconoscono alcuni cambiamenti e sviluppi radicali nel suono della band.

“Dainamaita” (Black Out, 1993), primo album registrato per una major, è un’esplosione di suoni molto differenti tra loro: black rock, reggae, hip hop, dub, funk. Nel 1994 comincia la lavorazione di “Sempre Più Vicini” (Black Out, 1995), per la cui produzione viene coinvolto Ben Young, artigiano del suono della scuola di Bristol, che indirizza la band verso sonorità più profonde ed introspettive.

Alla fine del 1995 si trasferisce con il gruppo a Londra per comporre brani per un nuovo album che coincida con il decennale della band. Il risultato è “CRX” (Black Out, 1996), definito dalla critica “Il miglior disco del 2006!”. Nello stesso anno Giuliano canta nel grande successo di Neffa “Aspettando il sole”, mentre con i Casino viene scelto dagli U2 per aprire i due concerti italiani del Pop Mart Tour.

Nel 1999 però, nonostante una vita passata insieme, Giuliano sceglie la carriera da solista. Si separa dai Casino Royale e si dedica a tempo pieno a quello che fino ad allora era stato un side-project: i Bluebeaters.
L’idea è quella di una live band, di un supergruppo formato da amici appassionati di rocksteady giamaicano e soul americano che suonano per divertirsi, ridando nuova linfa vitale a meravigliosi brani sconosciuti al grande pubblico. La line up prevede membri di Fratelli di Soledad, Africa Unite e Casino Royale.

L’avventura di Giuliano Palma & the Bluebeaters è quella che fa conoscere “the King” al pubblico di massa. Se con i Casino Royale la scelta da parte dell’ascoltatore si poneva in termini di gusto musicale, coi Bluebeaters è tutto diverso. I travolgenti arrangiamenti di brani celebri come “Do You Believe In Love” di Cher, “See You Tonite” di Gene Simmons, “Wonderful Life” di Black, "I Don't Know Why I Love You (But I Do)" di Clarence "Frogman" Henry, "Stop Making Love" dei Four Tops sono tormentoni irresistibili che  fanno spesso nascere nel pubblico il dubbio che si tratti di brani originali e non di cover.

“The Album” (V2 Records, 2000), il primo disco ufficiale dei Bluebeaters, raggiunge il disco d’oro. E’ in questo contesto che Gino Paoli, fan del gruppo, chiama Giuliano per poter partecipare a due cover di brani propri, “Domani” e “Che cosa c’è”.
Sono proprio questa sincera testimonianza di stima e il crescente riscontro di pubblico del tour del 2000 che portano i Bluebeaters alla pubblicazione di “Wonderful Live” (V2 Records, 2001), un appassionato disco dal vivo nel quale si coglie appieno lo spirito nostalgico e allo stesso tempo contemporaneo dei concerti della band.
Terminato il tour e pur mantenendo intatta la sua passione per questo progetto Giuliano, in duo con il tastierista dei Casino Royale e sotto lo pseudonimo “Soul Kingdom”, partecipa alla realizzazione e alla produzione del terzo lavoro della rapper la Pina, dal titolo “Cora” (Polydor, 2000).

Nel 2002, dopo una lunga lavorazione, esce finalmente “G.P.” (V2 Records), il primo vero disco solista di Giuliano: un elaborato esperimento nel quale riscopre il gusto di scrivere pezzi semplicemente, facendo proprie le melodie che non lo fanno dormire, mescolando le due esperienze professionali più importanti della sua vita: quella acustica dei Bluebeaters e quella più elettronica dei Casino Royale.
Il risultato è un disco curato, raffinato, melodico, ricco di riferimenti alla musica con la quale il King è diventato grande, che spazia con nonchalance da sonorità soul al funk, per abbandonarsi al rock, al reggae e al R&B. Il tutto scritto e prodotto da Giuliano e La Pina.

Nel 2005 è la volta della pubblicazione di “Long Playing” (V2 Records) che ricalca il successo dei due dischi precedenti - ottenendo anch’esso il disco d’oro - e consolida Giuliano Palma & the Bluebeaters nella loro essenza: i concerti dal vivo. É nel corso di più di 1000 concerti infatti, che Giuliano contribuisce a far crescere il proprio rapporto col pubblico e afferma il proprio stile. Gli impeccabili abiti vintage che vestono la band fanno da scenografia ad un immaginario musicale che cattura sempre più adepti tanto che anche questo tour registra il tutto esaurito.

A settembre del 2007 è pronto un nuovo album, “Boogaloo” (V2 Records), che pur non discostandosi radicalmente da quella che è l’essenza della band testimonia la loro crescita musicale attraverso la collaborazione con una sezione d’archi e l’inserimento in tracklist di un brano inedito, “Marvin Boogaloo”, scritto in collaborazione con Fabio Merigo, chitarrista dei Bluebeaters e co-produttore del disco.
Il primo singolo “Tutta mia la città”, portato al successo dall’Equipe 84 nel 1969, arriva il settimo posto del Music Control mentre l’album, nella prima settimana di pubblicazione, raggiunge la nona posizione della classifica ufficiale.
Nel maggio successivo viene pubblicata una nuova versione dell’album, già disco d’oro per le vendite conseguite, contenente due nuovi brani tra cui il primo inedito “SE NE DICON DI PAROLE”.

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