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Aspettando la fase finale

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STEFANO BUSSA

Scrivi la storia di una persona che si sveglia al mattino, mette il piede giù dal letto e si accorge che l’acqua gli arriva alle ginocchia.

"ATTESA"

La situazione non era certo delle migliori. Una stanza di cento metri quadrati ma totalmente oscura, topi ovunque, odori forti e incomprensibili. Un letto fatto di balle di canapa, caldo ma molto ruvido.
Con il passare dei giorni si era abituato a muoversi in quel vuoto enorme, senza urtare sulle travi di metallo, esplorando inutilmente al buio quello spazio misterioso. Tuttavia rimaneva la maggior parte del tempo a letto, disteso a pensare con gli occhi aperti.

Il giorno e la notte si confondevano. Quanto sarebbe durato ancora quel supplizio?  Avrebbe voluto ingannare il tempo mangiando, ma le provviste non sarebbero bastate, avrebbe voluto lavarsi, ma l’acqua era appena sufficiente per sopravvivere.

Quella mattina Salvatore non sapeva che fosse mattina. Da molte ore la stanza si muoveva più del solito e lui sentiva un profondo senso di nausea; decise di alzarsi per non correre il rischio di vomitare nel letto. La gamba si infilò in un fluido freddo lasciandolo paralizzato, sembrava che quel gelo stregato lo trattenesse, impedendogli di muoversi. Urlò per lo spavento.

Scese dal letto e cominciò a vagare in preda all’angoscia, ma il liquido maledetto gli rallentava il passo, gli impediva l’orientamento. Urtò contro una trave come accadeva nei primi giorni, l’acqua era arrivata alla cintura.  Non era nella stiva più bassa, la nave stava affondando.

Cercava l’uscita pensando di ricordare dove fosse, urlava sperando che qualcuno lo sentisse.
Sul molo di New York una donna guardava il mare.