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LE ALI VELATE - Tulipani di Seta Nera

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    TITOLO

    LE ALI VELATE

    DURATA

    14'26''

    REGIA

    Nadia Kibout

    ANNO DI PRODUZIONE

    sett. 2016

    OPERA PRIMA

    SI

    GENERE

    Fiction

    CAST ARTISTICO

    NADIA KIBOUT : NADIA

    PAOLA LAVINI: IMMA

    MATTEO CARLOMAGNO: AHMEDA, FRATELLO DI NADIA

    DAMIAN LO PINTO: KARIM, FIGLIO DI NADIA

    CAST TECNICO

    UGO LO PINTO: CINEMATOGRAFIA

    TINA MASCARA: MONTAGGIO

    NICOLA RAGONE : AIUTO REGIA

    ADELAIDE DE FINO: ASSISTENTE REGIA

    DANIELA BALDASSARRE: DIRETTORE DI PRODUZIONE

    FRANCESCA D'ANTONI: SEGRETARIA DI EDIZIONE

    ANNA SCORDIO: SCENOGRAFIE

    ANGELA TOMASICCHIO : COSTUMI

    ARIANNA LUMARE: TRUCCO

    PEITOR ANGELL: MUSICHE

    THOMAS GIORGI : SOUND DESIGNER

    SINOSSI

    Imma deve recarsi a Salerno per il compleanno della sua nipotina, a cui vuole portare un regalo: un coniglietto. Consultando internet, entra nel sito Blablacar, dove offrono passaggi in auto. Contatta con Nadia, giovane donna araba, che veste il velo secondo i precetti dell’islam, anche lei  deve recarsi per il week end a Salerno con suo figlio.  Nadia, è una ragazza  gentile e solare, rimasta vedova. Imma verrà coinvolta suo malgrado in avvenimenti che caratterizzeranno un viaggio avventuroso.

    NOTE

    Il progetto dal titolo "LE ALI VELATE" è la storia di un viaggio effettuato da tre personaggi principali: le prime due protagoniste sono rappresentate da due donne apparentemente diverse, provenienti da culture e paesi distinti, ma accomunate dalla costante ricerca della propria identità e propria posizione nella società odierna, caratterizzata sempre più da una contaminazione di culture differenti, o apparentemente dissonanti se la nostra sensibilità si ferma alla barriera superficiale e macroscopica delle immagini e dei dialoghi.

    L’idea nasce da un episodio di cui realmente sono stata testimone, per il quale ho deciso di ricostruire una memoria visiva ed emozionale per contenere le esperienze e le riflessioni vissute in prima persona. I dialoghi sono ridotti al minimo sia per denunciare il debole, se non assente, diritto di parola concesso a molte donne arabe, sia per avvalorare la forza espressiva delle azioni, dei silenzi e quindi delle introspezioni.

    La mia sensibilità è costantemente rivolta verso la considerazione che una donna che lascia la propria terra d’origine, per qualsiasi motivo, diventa oggetto di una metamorfosi non solo interiore ma spesso soprattutto esteriore, con l’idea di trasformarsi da “donna antica” a “donna moderna”, anche se spesso questo significa rinnegare le proprie origini.

    Il mio sguardo sulla società attuale, mi fa capire che questa metamorfosi ha carattere bilaterale, poiché se la voglia di cambiamento pervade l’immigrata per adattarsi a nuova società, è pur vero che la sensibilità della donna occidentale, in questo caso, è colpita dalla determinazione, o meglio della forza di autodeterminazione della donna mussulmana di riscattarsi da una vita fin’ora pervasa da grandi contrasti, difficoltà familiari e obblighi culturali.

    Un confronto che sicuramente farà riflettere la protagonista occidentale sulle sue stesse emozioni contrastanti rapportate al suo modus vivendi.

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