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Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

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    • Regioni: Abruzzo, Lazio, Marche
    • Province: Ascoli Piceno, L'Aquila, Pescara, Rieti, Teramo
    • Comuni: 44
    • Estensione: 141.341 ettari
    • Istituzione: L. 06/12/91, n. 394; DD.MM. 04/12/92-04/11/93-22/11/94; D.P.R. 05/06/95
    • Ente gestore: Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

    Il Parco racchiude tre gruppi montuosi che rappresentano il cuore dell’Appennino centrale: la catena del Gran Sasso d'Italia, che insiste interamente sul territorio abruzzese, il massiccio della Laga, a cavallo di Abruzzo, Lazio e Marche, e iMonti Gemelli. All’interno del Gran Sasso svetta la cima più alta dell'Appennino, il Corno Grande, che raggiunge i 2912 metri. Ai suoi piedi, la catena ospita l’unico ghiacciaio dell’Europa meridionale, il Calderone. I due massici montuosi principali, Gran Sasso e Monti della Laga, sono molto diversi tra loro per origine e morfologia. Anche se entrambi derivano da antichi mari, il primo nasce da un basso fondale tropicale, che ha consentito la formazione di uno strato calcareo e fenomeni carsici che hanno prodotto cavità sotterranee, doline e grotte. Con l'avvicinamento della placca continentale africana all'Europa, il sollevamento di questo strato calcareo ha dato forma al Gran Sasso. Il gruppo dei Monti della Laga ha avuto origine invece da un mare profondo e gli strati di arenaria e argilla che costituiscono il massiccio sono il risultato della deposizione di sedimenti, soprattutto sabbiosi, portati da correnti marine. Successivamente le spinte tettoniche provenienti dal Tirreno verso l'Adriatico hanno spinto verso l'alto questi fondali sedimentari.

    I due massicci hanno anche una diversa disponibilità d'acqua. Sul Gran Sasso l'acqua si infiltra nelle rocce calcaree e si accumula in una grande falda sotterranea; sui Monti della Laga, la presenza di rocce sedimentarie più impermeabili rispetto ai calcari non consente all'acqua di infiltrarsi facilmente e per questo i versanti delle montagne sono ricchi di torrenti e cascate. La posizione geografica, l’altezza dei rilievi montuosi e la loro differente geologia determinano una straordinaria ricchezza di specie animali e vegetali e una varietà di ecosistemi e paesaggi. Sui Monti della Laga, in buona parte ricoperti da foreste, il versante laziale appare più brullo e scosceso, quello teramano è invece più dolce, ricco di valli e coperto da fitti boschi. In alta quota, sul versante laziale si trovano vaste estensioni di nardo, ginestra dei carbonai e Nigritella dell'Appennino, un'orchidea che fiorisce nella prima metà di luglio. Sul versante teramano,a quote inferiori, si trovano querceti e boschi di castagno impiantati in epoca romana e un tempo risorsa economica fondamentale di molte comunità montane.

    Più in alto si trova un gruppo vegetale amante dell'umidità costituito da acero montano, olmo montano, tiglio, rovere, faggio e cerro. Nelle zone più fredde troviamo abeti bianchi e alcuni nuclei di betulla. Il Gran Sasso annovera un ambiente che per altitudini, aspetto e clima ricorda molto le Alpi: il versante teramano è umido e ricco di boschi, mentre il versante meridionale che degrada verso la conca dell'Aquila è brullo e arido, caratterizzato da una grande estensione di pascoli.

    La fascia di vegetazione più bassa è costituita da bosco misto, cespugli della rosa canina e ginepro, pioppi neri e bianchi, tiglio e acero. A partire dai 1200 metri troviamo la faggeta con alberi di betulle e abete bianco. A 1700 metri il paesaggio presenta solo praterie e alle quote più alte si possono trovare rarità come i papaveri alpini e la stella alpina dell'Appennino.

    L'attrattiva principale della flora del Gran Sasso infatti sono le fioriture dei pascoli d'alta quota e degli anfratti rocciosi. Va segnalato l'unico nucleo italiano di Adonide gialla. Una delle presenze più significative è il mirtillo; con estesi tappeti a quote elevate costituisce una vera e propria brughiera tra i boschi e i pascoli d'altura.

    Gli animali più rappresentativi del territorio sono il lupo, il camoscio d’Abruzzo, l’orso, l’aquila reale e il biancone. La specie più interessante è rappresentata dal camoscio d'Abruzzo, che fino al secolo scorso aveva nel Gran Sasso la sua roccaforte e che a causa della caccia selvaggia sembrava destinato alll’estinzione. Dopo cento anni il camoscio è tornato sul territorio, dove attualmente è presente con un nucleo di circa 50 individui, grazie ad una riuscita operazione di reintroduzione. Nel territorio del parco vivono anche il cervo, il capriolo, il lupo appenninico, che va ricostituendo piccoli branchi, e alcuni esemplari di orso bruno marsicano. Tra gli altri mammiferi sono presenti la martora, il gatto selvatico, il tasso, la faina, la puzzola, l'istrice e alcune specie di roditori.

    Tra gli uccelli troviamo rapaci rari come l'aquila reale, l'astore, il falco pellegrino, il lanario e il gufo reale. Le praterie di quota sono invece l'habitat ideale per la Vipera dell'Orsini, un piccolo serpente che si nutre di insetti, presente con la più consistente popolazione nazionale. Nella Riserva del Lago di Penne si allevano le lontre, ormai ridotte a pochi esemplari in tutta Italia.

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