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Alberto

Non ha mai nutrito grossa passione per lo studio e ripensando alla sua adolescenza non fa fatica a definirsi un tipo ribelle. I suoi problemi iniziano quando diciassettenne si avvicina per “gioco” al mondo dello spaccio nelle zone tristemente famose di Scampia.

Distratto da quelle che potevano essere le conseguenze, ma stimolato dalle possibilità economiche offerte dall’attività che nel gergo viene definita  “fatica” (ndr un lavoro), Alberto diventa vittima di qualcosa più grande di lui e, come altri giovani protagonisti di questo tipo di storie, finisce per considerare il denaro guadagnato come mezzo indispensabile per poter disporre di marchi d’abbigliamento prestigiosi, veri e propri status. Per Alberto inizia una doppia vita fatta di bugie e sotterfugi.

Attualmente, dopo il suo arresto, sta scontando la pena presso la comunità Jonathan grazie alla quale ha potuto partecipare a programmi importanti come il “Progetto Vela” e l’inserimento lavorativo nel progetto che consente a ragazzi in condizione di rischio di accedere a concrete opportunità lavorative con assunzione a tempo determinato.

QUALCHE DOMANDA AD ALBERTO

Ci pensi ancora al momento dell'arresto?
“Sono stato contento di essere stato beccato altrimenti non so dove sarei ora!”

Cosa vorrresti fare da grande?
“Tutto tranne quello che mi ha portato a questo…”

Ti senti di ringraziare qualcuno?
“Vincenzo Morgera e Silvia Ricciardi della Comunità Jonathan che mi hanno permesso di studiare e prendere la licenzia media e poi, grazie alla loro fiducia, di esser stato scelto per il progetto lavoro”.

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