I Millennials credono a chi in rete dà più numeri

Giuliano Aluffi - il Venerdì

Mentre i colossi del web dichiarano guerra alle false notizie che impazzano sui social media – Google ha annunciato da poco che non renderà più disponibili le sue inserzioni pubblicitarie ai siti di news fasulle e si assicurerà che i loro contenuti non vengano più catalogati come “notizie” nei risultati delle ricerche – uno studio dell’Università di Standford conferma la necessità di intervenire su questo argomento, denunciando la credulità dei ‘Millennials’. “E’ sorprendente che i nativi digitali, proprio quelli che usano smartphone e tablet con più naturalezza e in pratica dalla nascita, rivelino poi una grande difficoltà nel distinguere sul web tra notizie e pubblicità o propaganda” spiega Sam Wineburg, docente di comunicazione a Standford e fondatore dell’History Education Group, gruppo di studio che ha pubblicato la ricerca.

Effettuata sui 7.804 studenti americani di età compresa tra i 13 e i 19 anni, l’analisi traccia un quadro preoccupante. “Consultando il sito di news Slate.com, l’82% dei tredicenni non è riuscito a distinguere tra una notizia reale e un testo marcato esplicitamente come “contenuto pubblicitario” sottolinea Wineburg. “Di fronte a due articoli sul cambiamento climatico pubblicati dal sito The Atlantic, uno scritto da un giornalista di Science e l’altro marcato come sponsorizzato da Shell, il 70% degli studenti intervistati ha giudicato più affidabile l’articolo pubblicitario “perché conteneva più dati”.

E anche sul fronte dei sociale network le cose non vanno bene: “Di fronte a tre tweet diversi che riportavano le dimissioni dei capi della polizia di Ferguson per gli abusi sui cittadini di colore, la maggioranza degli studenti si è fidata di più del tweet di una scrittrice, rispetto a quello della ben più autorevole National Public Radio, perché conteneva più dati. I più giovani, invece, giudicavano più credibile un terzo tweet emesso da un’organizzazione di attivisti, perché mostrava la foto di un poliziotto di fronte a un microfono. Soltanto il 20% de ragazzi ha ritenuto che il fattore più importante per giudicare l’affidabilità di una notizia fosse la reputazione giornalistica della fonte”.

Questo smarrimento davanti alle fonti è emerso anche nella parte dello studio dedicata a Facebook: i ricercatori hanno mostrato agli studenti due post sulla decisione di Trump di candidarsi alle elezioni. Il primo dalla pagina ufficiale di Fox News, dotato del circolino azzurro che significa “identità verificata”. Il secondo, invece, era pubblicato sulla sedicente pagina Fox News the FB Page (senza circolino) e conteneva l’immagine di un falso tweet di Trump, palesemente satirico. “Solo il 25% degli studenti ha riconosciuto il circolino azzurro e ha saputo spiegarne il significato” dice Wineburg. “Il 30% ha ritenuto che il secondo post fosse più credibile del primo, proprio perché includeva l’immagine di un tweet”.

Lo studio ha indagato anche sull’atteggiamento dei giovani di fronte ai commenti che chiunque può lasciare sui siti di news. In fondo a un articolo sul sistema sanitario americano, pubblicato da un giornale online, il messaggio di un tale Joe Smith che citava delle percentuali di sopravvivenza al cancro senza indicare alcune fonte è stato giudicato veritiero dal 40% degli studenti: la sola presenza di statistiche, per loro, era indizio di credibilità.

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