Morti sul lavoro


stamani un ascoltatore ha osato contrapporre il modo in cui vengono trattate le notizie di morti sul lavoro con quello relativo alle notizie di stupri, ed ha concluso dicendo che preferirebbe essere stuprato che morire schiacciato da una pressa.
Poco dopo, una signora si e` detta disgustata dall'intervento di quell'ascoltatore e lo ha insultato definendolo "tutto muscoli e niente cervello", classico stereotipo borghese sugli operai, i contadini e glischiavi: infatti ho subito pensato al film "Amistad" e a quegli uomini considerati solo come macchine di muscoli, senza cervello. Mi sono rammaricato soprattutto della Sua risposta, totalmente in sintonia con le parole di quella sprezzante signora.
Mio padre lavoro` per quaranta anni in una raffineria, un posto dove ci sono tanti modi di morire. Sicuramente non si e` mai posto il problema di confrontare lo stupro con la morte in un incendio o un'esplosione, ma temo che avrebbe considerato la morte peggiore dello stupro. Poverino, anche lui era tutto muscoli e niente cervello. Se quella signora tutto cervello crede che essere schiacciati da una pressa sia meglio di uno stupro, dovrebbe andare a lavorare in fabbrica: imparerebbe a stare alla larga dalle presse, dai getti di vapore, dalle colate di ghisa e di tante altre cose di cui certamente ignora l'esistenza.
Comunque, in fondo e` giusto che le morti sul lavoro non facciano notizia. Le morti bianche (che non chiamo "omicidi" solo per non urtare la Sua sensibilita` di liberale) non sono incidenti, fanno parte del normale funzionamento del regime capitalista: sono il frutto dei ritmi di lavoro, della discontinuita` dell'impiego (cassa integrazione, sospensioni, licenziamenti e riassunzioni...), della mobilita` fra reparti e fra aziende, che impediscono di acquisire quell'esperienza specifica di uno stabilimento necessaria per lavorare in sicurezza.
E` per questo che si parla cosi' poco di chi muore sul lavoro, e` meglio evitare che qualcuno si faccia delle domande e capisca dov'e` il marcio.   Meglio parlare di stupri.
Cordiali saluti,
--Andrea Domenici

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