Dante Alighieri

Dante Alighieri, nasce a Firenze nel maggio, o giugno del  1265.  

Di famiglia guelfa, cresce in anni segnati da un forte sviluppo economico – demografico  e   da  una  consistente espansione mercantile di Firenze in Europa e nel Mediterraneo. 

Forte  in questi anni anche  lo sviluppo della cultura  e della lingua volgare.

Dante si forma alla scuola di Brunetto Latini,  e compie il suo apprendistato lirico sotto la guida del suo ‘primo amico’: Guido Cavalcanti.

 La sua prima opera pubblicata, risale al 1294 circa, è laVita nova in cui   trasfigura l’amore per Beatrice, abbandonando la matrice cortese, in un’esperienza sublimante, decisiva per tutta la storia letteraria del poeta.

Solo  pochi anni più tardi, con le canzoni ‘petrose’, Dante crea un’esperienza linguistica e stilistica ad essa antitetica.

Nel 1295 entra in politica, in una fase di crescente tensione con il papa Bonifacio VIII. Si schiera coi guelfi bianchi, che tentano di difendere l’autonomia del Comune dalle ingerenze papali.   Nel novembre 1301 Carlo di Valois, inviato dal papa a Firenze come ‘paciere’, consegna il potere ai guelfi neri. Dante viene condannato e bandito nel gennaio, e poi definitivamente nel marzo, 1302, e si trova in esilio a far fronte comune con gli antichi nemici ghibellini fuorusciti. Trascorre il 1302 e l’inizio del 1303 fra Arezzo, il Casentino, e la Romagna. Fra il marzo 1303 e il giugno 1304 è a Verona, ospite di Bartolomeo della Scala.

A Verona presso Cangrande della Scala, vicario imperiale in Italia,  Dante Alighieri  pubblica, probabilmente nel 1314, le prime due cantiche della Commedia e si dedica alla composizione della terza. Il Paradiso, distaccato dalla passione municipale dell’Inferno, e anche ormai da qualunque speranza politica, si estende in una dimensione teologica che ne cambia anche profondamente la lingua.

Forse nel 1318 o 1319 Dante lascia Verona e si trasferisce a Ravenna, ospite di Guido Novello da Polenta, dove porta a termine il Paradiso e intrattiene con il maestro bolognese Giovanni del Virgilio la corrispondenza poetica latina delle Egloghe. Muore a Ravenna nel luglio, o agosto, 1321.

 È stato Dante, con la Commedia, a scrivere un’opera talmente superiore a tutto quanto era stato scritto fino ad allora in un qualunque volgare italiano, da ipotecare una volta per tutte il futuro della nostra lingua letteraria.

La fortuna della Commedia fu subito immensa. A dieci anni dalla morte dell’autore la produzione in serie di copie del poema, da parte di officine scrittorie organizzate come industrie, raggiunse livelli sconosciuti. Gli oltre 800 manoscritti superstiti parlano di un successo unico nella storia del libro prima dell’invenzione della stampa.

  Dante fu il primo ‘teorico’ della lingua volgare  - nel De vulgari eloquentia e nel primo libro del Convivio- con una lucidità senza pari né nella cultura italiana né in altre.

Il suo influsso sulla lingua letteraria posteriore, dal Trecento a oggi, è stato imprescindibile, a cominciare da quello esercitato su Francesco Petrarca  , cioè sull’altro padre fondatore della letteratura italiana, che un famoso saggio di Contini (1970b) pose come iniziatore di una linea linguistico-letteraria alternativa a Dante, l’una e l’altra perduranti fino al Novecento: Dante iniziatore della linea realistica, plurilinguistica, sperimentale, espressionistica; Petrarca iniziatore della linea antirealistica, monolinguistica, retorica, classicistica. Ma Dante non fu mai veramente imitato, perché aveva scritto un’opera assolutamente atipica, inclassificabile e quindi inimitabile.

LA "DIVINA COMMEDIA"

La Comedìa — titolo originale dell'opera: successivamente Giovanni Boccaccio attribuì l'aggettivo "Divina" al poema dantesco — è il capolavoro del poeta fiorentino ed è considerata la più importante testimonianza letteraria della civiltà medievale nonché una delle più grandi opere della letteratura universale.  Viene definita "comedia" in quanto scritta in stile "comico", ovvero non aulico.

Un'altra interpretazione si fonda sul fatto che il poema inizia da situazioni piene di dolore e paura e finisce con la pace e la sublimità della visione di Dio.

Dante iniziò a lavorare all'opera intorno al 1300 (anno giubilare, tanto che egli data al 7 aprile di quell'anno il suo viaggio nella selva oscura) e la continuò per il  resto della vita, pubblicando le cantiche man mano che le completava.

Si hanno notizie di copie manoscritte dell'Inferno intorno al 1313, mentre il Purgatorio fu pubblicato nei due anni successivi. Il Paradiso, iniziato forse nel 1316, fu pubblicato man mano che si completavano i canti negli ultimi anni di vita del poeta. Il poema è diviso in tre libri o cantiche, ciascuno formato da 33 canti (tranne l'Inferno che ne presenta 34, poiché il primo funge da proemio all'intero poema  

Ogni canto si compone di terzine di endecasillabi (la terzina dantesca).

La Commedia tende a una rappresentazione ampia e drammatica della realtà, ben lontana dalla pedante poesia didattica medievale, ma intrisa di una spiritualità cristiana nuova che si mescola alla passione politica e agli interessi letterari del poeta. E' un viaggio immaginario nei tre regni dell'aldilà, nei quali si proiettano il bene e il male del mondo terreno, compiuto dal poeta stesso, quale "simbolo" dell'umanità,https://it.wikipedia.org/wiki/Dante_Alighieri - cite_note-Gu164-136  sotto la guida della ragione e della fede. Il percorso tortuoso e arduo di Dante, il cui linguaggio diventa sempre più complesso quanto più egli sale verso il Paradiso, rappresenta, sotto metafora, anche il difficile processo di maturazione linguistica del volgare illustre, che si emancipa dai confini angusti municipali per far assurgere il volgare fiorentino al di sopra delle altre varianti del volgare italiano.  

Dante è accompagnato sia nell'Inferno che nel Purgatorio dal suo maestro Virgilio; in Paradiso da Beatrice e, infine, da San Bernardo

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